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Murales e Street art a Napoli

Solo arte o un modo per riqualificare la città?

Napoli sta procedendo la sua corsa verso una riqualificazione urbana mai vista prima. Il turismo per primo ne sta traendo beneficio: con le nuove rotte aeree  l’incremento del numero di visitatori sta diventando importante, ma la curiosità nasce anche grazie a progetti innovativi, come il Parco dei murales, iniziativa dell’associazione INWARD, che danno il proprio contributo al restyling della città.

Napoli ha finalmente voglia di integrare una nuova forma d’arte, la street art, che si confà molto bene a una realtà complessa come la nostra, metropoli giovane e con una cosiddetta cultura ‘da strada’. Tutti quei muri malmessi diventano ora delle tele su cui dipingere volti, scene, in grado di mescolarsi e integrarsi col tessuto urbano: come i murales di Cyop&Kaf ai Quartieri Spagnoli, o i ritratti di Pino Daniele a Largo Ecce Homo. La tecnica usata dagli street artists prevede l’uso di bombolette spray e stencil che spesso riproducono soggetti noti e cari a questa città. Interi quartieri, vicoli, strade del centro storico riprendono vita grazie a piccoli capolavori dipinti qui e là, frutto della grande creatività degli artisti di strada.

Quale forma d’arte potrebbe rappresentare meglio il connubio tra arte e città? La Street Art regala piccoli tesori, a volte nascosti, che solo un attento osservatore può scorgere, addentrandosi nei vicoli di Napoli.

Il Comune di Napoli, che ne ha compreso il potenziale sociale e culturale, sta infatti mettendo al servizio di alcuni famosi artisti i cosiddetti ’Quartieri d’arte’. Ma dietro a questi angoli concessi ad un’arte non convenzionale, esiste un vero progetto di riqualificazione urbana. Gli enti pubblici e privati, con il supporto di alcune associazioni culturali, hanno realizzato, dicevamo, il progetto Parco dei Murales con cui si vuole creare un ponte tra i centri attivi e i quartieri difficili della città, per creare una continuità nel tessuto sociale e urbano. Comprendiamo adesso come mai negli ultimi anni i Quartieri Spagnoli, la Sanità, Forcella sono diventati luoghi d’attrazione dove ammirare le opere di famosi street artists come Zilda, Banksy, Jorit e Cyop&Kaf. Il notevole impatto visivo di queste opere contribuisce alla rivalutazione di quartieri a rischio. Infatti, in collaborazione con associazioni no profit e il Comune, gli artisti, su commissione, realizzano opere su grandi superfici, in modo che siano impattanti e ben riconoscibili. Così ha fatto Jorit, autore di opere celebri come il Maradona di San Giovanni a Teduccio o il San Gennaro di Forcella. È un’arte che si rivolge ai giovani dei luoghi più difficili di Napoli, spesso ghettizzati e abituati a vivere in un microcosmo, dove regole e simboli sono lontani dalla realtà nazionale.

La street art, non essendo una forma d’arte tradizionale, è suscettibile di cambiamento a seconda dell’artista che la realizza e del posto in cui nasce. Per salvaguardare una forma d’arte così democratica e a portata di tutti, una collaborazione tra artisti locali e artisti già affermati sarebbe auspicabile. Sarebbe utile, inoltre, far sì che la comunità diventi parte integrante del progetto di riqualificazione tramite una campagna di sensibilizzazione, con la collaborazione delle scuole e degli enti culturali.

 

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